E’ evidente come la crescente incidenza delle più gravi complicanze legate al diabete (accidenti cardiovascolari, insufficienza renale, cecità, amputazioni) sia destinata a deteriorare la qualità della vita e a esacerbare i costi sanitari, a meno che non siano messe a punto efficaci strategie farmacologiche e non-farmacologiche: in questo contesto, gli stili di vita – e in particolare il movimento fisico – sono una componente imprescindibile della cura, e di una prevenzione mirata a scongiurare non soltanto le pesanti complicanze della patologia, ma anche gli effetti collaterali delle polimedicazioni. Tutto ciò è particolarmente vero per le malattie cardiovascolari, come ha dimostrato con chiarezza lo studio Steno-2 [Gaede PH, Jepsen PV, Larsen JN, Jensen GV, Parving HH, Pedersen OB. The Steno-2 study. Intensive multifactorial intervention reduces the occurrence of cardiovascular disease in patients with type 2 diabetes. Ugeskr Laeger. 2003; 165 (26): 2658-2661].
La review di Edite Teixeira-Lemos e collaboratori, del Laboratorio di Farmacologia e Terapie Sperimentali dell’Università di Coimbra (Portogallo), prende spunto da queste considerazioni ed esamina gli effetti della pratica regolare di un programma di esercizi aerobici di moderata intensità sulla prevenzione del T2DM e sul rallentamento della sua progressione.
In un precedente lavoro, gli Autori avevano dimostrato come l’esercizio fisico moderato e regolare sia in grado di:
- interferire con i meccanismi fisiopatologici del diabete a differenti livelli, e in particolare con lo stress ossidativo e l’infiammazione a bassa intensità, che sono caratteristiche chiave della “diabesity”;
- attenuare l’insulino-resistenza;
- controllare la glicemia, la dislipidemia e la pressione sanguigna;
- ridurre il rischio cardiovascolare.
Lo studio preso in considerazione riprende questi temi, e in particolare:
- passa in rassegna i complessi meccanismi fisiopatologici associati al T2DM;
- discute in dettaglio i benefici del movimento fisico sul controllo glicemico e sul profilo di rischio cardiovascolare, con particolare riferimento alle sue proprietà antiossidanti e anti-infiammatorie.
I vantaggi dell’attività fisica riguardano in particolare:
- il miglioramento della compliance arteriosa e della pressione sanguigna;
- la correzione della disglicemia e della dislipidemia;
- l’aumento delle difese antiossidanti;
- la riduzione degli indici pro-infiammatori e l’aumento dei marker anti-infiammatori;
- l’attenuazione della disfunzionalità epatica nelle isole di Langerhans.
Lo studio conclude che, visti i molteplici benefici, un regolare movimento fisico di moderata intensità può sostituire, o almeno ridurre, il ricorso a farmaci per il controllo dei fattori di rischio cardiovascolare nei pazienti obesi affetti da T2DM, operando come una sorta di “polipillola” fisiologica.
Che cos'è una "polipillola"?
Nel loro lavoro, Edite Teixeira-Lemos e collaboratori ricordano come si sia recentemente proposto di realizzare una polipillola per la prevenzione del T2DM e dei disturbi cardiovascolari ad esso associati. Secondo gli Autori, però, le controindicazioni di un simile prodotto sarebbero numerose, e fra esse:
- i potenziali effetti collaterali, legati anche all’amplissimo range di possibili interazioni fra le differenti molecole;
- la necessità di essere adattato, con svariate formulazioni, alla progressività della patologia;
- la perdita di flessibilità nella terapia.
Edite Teixeira-Lemos e collaboratori ribadiscono come l’esercizio fisico regolare abbia in definitiva effetti molti simili a questa ipotetica polipillola, con il vantaggio che, quando sia praticato con regolarità e moderata intensità, non presenta rilevanti effetti collaterali e manifesta una più elevata efficacia sul piano metabolico.
Per saperne di più sull’origine del concetto di polipillola:
Wald NJ, Law MR.
A strategy to reduce cardiovascular disease by more than 80%
BMJ. 2003 Jun 28; 326 (7404): 1419
Abstract su PubMed